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Villa Piossasco di None a Virle Piemonte

La villa apparteneva ai conti di Piossasco di None, che la riedificarono nelle forme attuali nella seconda metà del ‘700, con molta probabilità rimaneggiando radicalmente un edificio preesistente. Allo stato attuale delle ricerche, la scarsa documentazione conosciuta non permette di delinearne con chiarezza l’iter costruttivo, benché sia piuttosto agevole la ricostruzione, del contesto storico-architettonico e l’identificazione dell’autore del progetto.

Ciò è possibile tenendo conto di alcuni dati biografici relativi alla committenza. Il rifacimento si situa nel periodo di attività del conte e architetto Ignazio Renato Birago di Borgaro, attivo per molto tempo ai cantieri reali di Stupinigi ed Agliè, autore inoltre della riplasmazione del castello di Birago e della costruzione della chiesa della confraternita di Vische. Elementi caratteristici della sua architettura si riconoscono sia nella villa Piossasco di None a Virle che nella villa già Provana del Sabbione a Carignano.

Tali residenze furono fatte edificare da famiglie nobili imparentate strettamente con l’architetto. Il conte Giuseppe Mauro di Piossasco di None (1754-1829), proprietario e probabile promotore dell’opera, sposò il 24 aprile 1775 Angelica Gabriella Birago di Borgaro (1757-1831), sesta figlia dell’architetto Ignazio. Analogamente, un rapporto di parentela legava Aleramo Provana del Sabbione, proprietario nella seconda metà del ‘700 della villa carignanese, all’architetto, figlio adottivo del conte Augusto Renato Birago di Borgaro, marito in prime nozze con la contessa Gabriella Piscina, sorella della moglie di Aleramo.

La decorazione interna dell’edificio di Virle, ed in particolare, il salone di rappresentanza, vennero affrescati, secondo la storiografia corrente dai pittori Giuseppe e Nicolò Dallamano, quadraturisti emiliani, nati a Modena ed approdati in Piemonte nel 1717.

Attivi nei cantieri di corte, furono gli autori delle decorazioni a finte architetture del salone e dei vestibolo della villa della Regina a Torino e di alcuni lavori al castello di Rivoli. Altre opere sono a Racconigi (S. Domenico), a Savigliano (chiesa della Pietà), a Carrù (parrocchiale) e a Cherasco (chiese e Palazzo Salmatoris).

La realizzazione degli affreschi di Virle è testimoniata dalle schede raccolte da Alessandro Baudi di Vesme, il quale ebbe certamente accesso ad una documentazione archivistica oggi da identificare e nel suo teso non citata. Un convincente confronto può istituirsi con il citato salone della villa della Regina con l’analoga decorazione del salone della villa Provana di Carignano, ancora leggibile malgrado le pesanti alterazioni successive.


Rimane il problema di raccontare tali interventi alle riplasmazioni settecentesche dei due edifici, stante il divario cronologico che separa l’attività dei pittori Dallamano, conclusasi negli anni ’50, dall’epoca probabile delle ristrutturazioni operate all’incirca vent’anni dopo. Il legame famigliare qui ricostruito potrebbe giustificare la migrazione di queste maestranze qualificate in anni precedenti gli interventi sulla struttura degli edifici, confermando in entrambi i casi l’ipotesi dell’esistenza del salone di rappresentanza in epoca anteriore al rifacimento. Le considerazioni qui espresse si fondano sui dati oggi in nostro possesso, che non ci permettono di abbandonare il piano congetturale per giungere ad una effettiva ricostruzione dei percorsi realizzativi. Tale operazione può attuarsi solo in seguito ad una accurata lettura del materiale archivistico eventualmente rintracciabile.

 

Walter Canavesio